Un’altra agricoltura è possibile

Certificazione etica delle imprese: rispetto di contratti e diritti, con un’attenzione alla qualità delle produzioni e del lavoro. È il percorso intrapreso dalla Flai regionale DI LELLO SARACINO

di Lello Saracino
(illustrazione di Roberto La Macchia, da Flickr) (immagini di (illustrazione di Roberto La Macchia, da Flickr))
Per ora sono tre aziende, ma il segnale è stato lanciato: un altro tipo di agricoltura in Puglia è possibile. Rispettando contratti e diritti, con un’attenzione alla qualità delle produzioni, ma anche del lavoro. È il percorso intrapreso dalla Flai Cgil regionale “per dare continuità sul versante sindacale alla battaglia contro il caporalato e lo sfruttamento, che in questi anni nella nostra regione ha prodotto conquiste importanti”, ricorda Giuseppe Deleonardis, segretario generale della federazione dei lavoratori dell’agroindustria.

Diversi gli strumenti attivati negli ultimi anni grazie alle lotte e all’attività di denuncia del sindacato. Dalla legge regionale 28 per il contrasto al lavoro nero alle liste di prenotazione con incentivi alle imprese, fino alla più recente delibera che ha istituito in via sperimentale la Certificazione etica, che attesta il rispetto dei diritti dei lavoratori all’interno delle aziende agricole, delle organizzazioni di produttori, delle loro associazioni, nonché delle aziende di trasformazione. “Ma non è un obbligo, bensì una certificazione volontaria per le imprese. Per questo stiamo lavorando per spronare le realtà aziendali sane, e ce ne sono tante, ad aderire alla nostra proposta di protocollo di eticità”, spiega il segretario della Flai Puglia.

Tre imprese per ora hanno sottoscritto verbali d’intesa con il sindacato, tre marchi importanti della produzione agroindustriale in Puglia. Il Pastificio Granoro di Corato; la Armonie Italiane del gruppo Casillo, leader mondiale nella trasformazione e commercializzazione di grano duro; la Jentu del gruppo Agronomia di Guagnano, in provincia di Lecce. “Ma con altre aziende ci sono già contatti avviati e presto sottoscriveremo nuovi protocolli per l’eticità e la legalità del lavoro”.

Definite le linee guida per il riconoscimento del marchio regionale, per la Flai occorre “che si avviino percorsi di contrattazione e verifica dell’applicazione di quanto previsto dai disciplinari, altrimenti ci ritroviamo con l’assurdo che l’ente pubblico possa sostenere economicamente aziende che violano le norme”. Come accaduto dal 4 al 6 febbraio alla Fiera di Berlino, la più grande per il settore dell’ortofrutta.

Al Salone della capitale tedesca, la Regione Puglia era presente con uno stand che ospitava 24 imprese che, nelle intenzioni degli organizzatori, avrebbero dovuto rappresentare le punte di diamante dell’agroalimentare: “E invece – denuncia Deleonardis – sappiamo per certo che alcune di loro fanno da tempo ricorso a forme di intermediazione di manodopera illegale che favorisce il caporalato”. Tanto più importante sarà la fase dei controlli se è vero che le imprese che aderiranno alla Certificazione etica avranno corsie preferenziali per accendere ai finanziamenti pubblici del Psr, il Piano per lo sviluppo rurale”.

L’azione della Flai è un modo anche “per accrescere una cultura del consumo etico, già presente nel resto dell’Europa”, sottolinea Deleonardis. Una scelta importante, se si considera che le continue storie di sfruttamento e caporalato che contraddistinguono la regione rischiano di colpire indistintamente le produzioni pugliesi. Fino a paventare azioni di boicottaggio da parte delle grandi catene di distribuzione dei paese del Nord del continente, in primis Norvegia e Germania, per chi non garantisce produzioni contrassegnate dal rispetto del lavoro.

“La nostra speranza – commenta ancora il segretario della Flai regionale – è che la certificazione di eticità diventi un obbligo sui mercati internazionali, dimostrando che si può essere competitivi nella legalità. Certo vanno colpite duramente quelle aziende che fanno azioni di dumping, evitare che chi non rispetta la legge venga addirittura premiato”. E per sostenere questa campagna, volta a educare a un consumo critico e a colpire le imprese che sfruttano il lavoro, “stiamo dialogando con la rivista Altroconsumo e con la rete del commercio equo e solidale Altromercato – conclude Deleonardis –, per capire come intersecare le nostre e loro sensibilità e costruire azioni che diano più forza a questa battaglia di legalità e rispetto dei lavoratori e anche dei consumatori, che non voglio rendersi complici di una produzione e di un mercato criminale”.

da: http://www.rassegna.it/articoli/2015/03/10/119662/unaltra-agricoltura-e-possibile

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